Archeologia e Storia

Delle origini di Zeddiani si sa ben poco, poichè i documenti sono andati distrutti quando Zeddiani era una frazione di San Vero Milis.

La zona dove sorge Zeddiani fu abitata da vari millenni: ce lo indicano i resti dei nuraghi che sopravvivono nel territorio, con i nomi di Nurachi Coau e Nurachi Urigu.

Il territorio subì notevoli influenze da parte del popolo romano, che si impose con ingente forza sia in campo politico che economico. Domate le insurrezioni (grave quella del 215 a.C. condotta da Amsicora l'anno dopo la battaglia di Canne) i romani diffusero il culto delle loro divinità, riferendole a nomi di paese. Così nell'epoca repubblicana sorse nella pianura Arborense un "Mansio" o "celle" dedicate a Giano. Così si onorava la bontà del luogo e dei nuovi abitanti di Celleyani, dove si adottarono la lingua e le leggi, gli usi e i costumi propri di Roma.

Verso il 1200 la Sardegna era divisa in giudicati che corrispondevano grosso modo alle nostre province. Il giudicato di Arborea (a cui apparteneva Zeddiani) comprendeva 13 curatorie a capo delle quali vi era un curatore. La più importante era quella del Campidano Maggiore il cui curatore (capo) esercitava il suo potere in città, ville, donnicalie. Le città erano poche, molte invece le ville che erano i centri più importanti delle curatorie. La villa aveva terre proprie per l'uso comune e altre utilizzate come orti e vigne, oppure adibite al pascolo. Al centro delle ville vi erano le aziende agricole (donnicalie).

Zeddiani nel corso dei secoli si appropriò di vari nomi: Cellayani, Cellevane, Seleiani. Il nome deriva da cella (cellarium) magazzino, dove si radunavano i raccolti delle ville limitrofe. Cellevane infatti era il centro di raccolta di tutti i prodotti, ma in modo particolare del grano, che veniva conservato in appositi granai costruiti sull'altura del paese "su Sattu". Zeddiani infatti è stata probabilmente una delle ville più ricche e importanti del campidano.

Ma sulla breve storia di Zeddiani confluiscono ulteriori notizie provenienti dal Condaghe (libro dei conti) di Santa Maria di Bonarcado che accenna a "Cellevani" nel 1184; tanto importante è anche l'accenno fatto nel "Rationes decimarium italiane". Il territorio era diviso in bennasi (ora isca).

Del periodo storico di Zeddiani ci resta l'antica chiesetta dedicata a Sant'Antonio da Padova, che era certamente la chiesetta dell'antica villa. Di questa villa non si conosce il vero patrono, poiché i documenti non ne parlano. La tradizione popolare tramanda che tale chiesetta appartenesse a "Sa Sennora de s'onnigagia" (la signora della donnicalia). La leggenda racconta che questa signora non uscisse mai di casa, e che per andare in chiesa passasse attraverso un sotterraneo, che partendo dalle sue terre conduceva alla chiesetta in questione. Gli anziani del paese che narrano codesta leggenda la descrivono come una donna ricca e avara. Alcuni anziani del paese sostengono che nel luogo in cui sorge la parrocchia ci fosse un monastero di frati; si dice inoltre che prima che il paese fosse costruito in "su Sattu" la chiesa sprofondò e siccome al suo interno vi erano oggetti preziosi, quando si tenta di scavare ne esca una vespa dalla puntura mortale per la quale sono morte molte persone che tentarono di entrare.